— 14 novembre 2017 17:12

SHAME

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dopo il trionfale esordio con “Songs of Praise”, accolto con entusiasmo da critica e pubblico, e “Drunk Tank Pink”, il secondo lavoro pubblicato a gennaio 2021 gli SHAME, il quintetto post-punk di South London, fanno ritorno con “Food For Worms”, il nuovo disco in uscita il 24 febbraio 2023 via Dead Oceans. “Fingers of Steel” è il primo singolo condiviso.

Nel 2018, hanno portato il loro incendiario album di debutto “Songs of Praise” a fare il giro del continente con quasi 350 show. Hanno cercato di mordere più di quanto potessero masticare, solo per dimostrare che i loro denti erano abbastanza affilati, ma alla fine devi imparare a sputare. Poi è arrivata la sbronza. Il frontman degli Shame, Charlie Steen, ha sofferto di una serie di attacchi di panico che li hanno portati alla decisione di cancellare il tour. Per la prima volta, da quando sono stati strappati dal palco del The Windmill di Londra e catapultati alla notorietà, gli Shame si sono trovati di fronte a chi sarebbero diventati. È da questo sentimento che nasce “Drunk Tank Pink” del 2021: la reinvenzione della band.

Se “Songs of Praise” è stato alimentato dal vetriolo adolescenziale, “Drunk Tank Pink” ha approfondito un diverso tipo d’intensità. Immergendosi in acque musicali inesplorate, incoraggiati dal loro ingegno e dal cinismo guadagnato, hanno creato qualcosa di totalmente.
Dopo essersi fatti strada attraverso la crisi di identità nel loro secondo album, gli Shame sono arrivati a maturità con “Food for Worms”, il nuovo lavoro che Steen dichiara essere “la Lamborghini degli album degli Shame”.
Per la prima volta, la band non ha cercato di trovare l’ispirazione scavando dentro se stessa, ma cercando di catturare il mondo che li circonda. “È strano, vero? La musica pop parla sempre di amore, struggimento o di se stessi. Non c’è molto sugli amici”. Per molti versi, l’album è un inno all’amicizia e una documentazione della dinamica che solo cinque persone che sono cresciute insieme – e sono cresciute così vicine, contro ogni previsione – possono condividere.
La copertina dell’album è stata realizzata dall’acclamato artista Marcel Dzama, il cui stile evoca fiabe oscure e surrealismo, suggerisce ciò che non è stato detto, ciò che si trova sotto la superficie.
Se da un lato “Food for Worms” richiama alla mente una certa morbilità dall’altro vuole essere una celebrazione della vita, il modo in cui, alla fine, abbiamo tutti bisogno l’uno dell’altro.
Fin dall’inizio, la band ha cercato di dare luce alle contraddizioni più scomode: Steen s’impegna sempre a togliersi la maglietta durante le esibizioni, un modo per affrontare le insicurezze del peso corporeo. Per pura sfida, giocando le proprie vulnerabilità come punti di forza.
La band ha registrato “Food for Worms” mentre era in tour in Europa, rinvigoriti dalla forza della reazione che hanno incontrato con il loro nuovo materiale. Quell’energia viva è stata catturata perfettamente nell’album, come un fulmine in una bottiglia.
Il disco è stato prodotto da Flood (Nick Cave, U2, Foals).  Registrare ogni brano dal vivo significava una sorta di resa: qui, gli spigoli vivi conferiscono all’album la sua consistenza; gli errori sono più interessanti della perfezione. In un certo senso, si rifà al titolo stesso e al modo in cui con questo disco la band sta abbracciando la fragilità e, così facendo, sta attingendo a una nuova fonte di coraggio.
Segna anche un allontanamento sonoro da tutto ciò che hanno fatto prima. Gli Shame hanno abbandonato i loro inizi post-punk per influenze molto più eclettiche, attingendo dalle osservazioni liriche acute ma semplici di Lou Reed e dalle opere più melodiche della band tedesca degli anni ’90, Blumfeld.

SHAME: www.shame.world | www.facebook.com/shamebanduk | www.instagram.com/shame

 

 

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