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LIVE 1990s Badly Drawn Boy Delays Eugene McGuinness Frank Turner Joe Lean & The Jing Jang Jong Orange Pete & The Pirates The Courteeners The Futureheads The Holloways The Metros The Paddingtons The Rumble Strips The Verve The Wombats Thomas Tantrum Twisted Wheel Young Knives DJ Alan Mc Gee Ben Ayres (Cornershop Dj Set) Brendan Long James Endeacott (1965 Records Dj Set)
1990s.
I 1990s sono il trio indie rock di Glasgow più amato dalle star della musica anglosassone; di loro hanno parlato benissimo: Kaiser Chiefs, tanto da volerli ad aprire il loro ultimo tour, The Gossip, CSS, The Long Blondes, Klaxons, e Franz Ferdinand la cui storia è legata ai 1990’s. Jackie McKeown, chitarra e voce, Michael Mc Gaughrin, batteria e voce, Dino Bardot, basso (che ha sostituito Jamie McMorrow da circa un anno) sono i nomi dei nostri protagonisti con una lunga storia e un importante passato nell’indie d’oltremanica. Jackie Mc Keown, per sette anni, ha fatto parte dei Yummy Fur dove militavano anche Alex Kapranos e Paul Thomson dei Franz Ferdinand; dopo questa importante esperienza Jackie ha passato altri tre anni nel progetto elettronico The Girls and The Mars Hotel, poi in un periodo in cui era veramente stanco della scena di Glasgow conobbe Michael Mc Gaughrin che aveva fatto parte dei V Twin. Iniziarono a suonare per alcuni show del noto Damo Suzuki con un buon successo, e la sintonia fra i tre li portò a scrivere e incidere altre canzoni e trovarsi tutti i giorni nell’appartamento di Micheal per continuare a suonare. Il suono della band era davvero buono, tanto che Jackie dichiarò: “è una vera band, non è una parodia, non è un omaggio o un tributo, è nel nostro sangue scrivere canzoni così, non voglio fare o avere altre band”. I 1990’s iniziarono a infilare una serie di sold out a Glasgow per poi ritrovarsi ad essere una vera e propria band, invitata dai vecchi amici Franz Ferdinand ad aprire i loro concerti, è proprio durante una performance al Canvas di Londra, per un after show dei Franz Ferdinand, che Geoff Travis, A&R della Rough Trade, li mise sotto contratto. La band ha passato il 2006 in tour aprendo le performance di artisti come: The Strokes, Babyshambles, Belle & Sebastian, Kaiser Chiefs, Jarvis Cocker e CSS e dividendo il palco con: Dustin’s Bar Mitzav, The Pipettes, The Long Blondes, The Holloways; ha registrato il primo singolo “You Made me like it” con Norman Blake dei Teenage Fanclub ed è l’anno dell’album “COOKIES” prodotto da Bernard Butler (ex Suede). Con questo album la band è stata acclamata dalle testate inglesi; il loro suono è stato paragonato a quello di nomi storici come : The Rolling Stone, The Modern Lovers, The Fall e The Stooges. Hanno raggiunto un grande successo di pubblico e di critica in tutta Europa, compresa l’Italia, ovviamente, che li ha visti protagonisti di un tour di quattro date a maggio del 2007 e a luglio al Neapolis Festival, e un tour di tre date lo scorso Febbraio conquistando il cuore dei fan e di tutti quelli che, spinti da curiosità, erano presenti ai loro show. Sono stati protagonisti di un tour mondiale che ha toccato America, Australia e Giappone. In America hanno raggiunto un’ottima fama dopo essersi esibiti per più di cinquanta volte; ma nonostante siano affermati, continuano a contraddistinguersi per l’approccio che hanno con la loro musica e questa con il pubblico. Cookies è un album che evidenzia la loro bravura in qualità di musicisti e la loro originalità nel comporre i propri pezzi. Un album che colpisce e invita a non rimanere fermi! I 1990s hanno sempre evitato di scrivere testi di protesta, denuncia e disagio, proprio perché la loro musica deve far gioire e divertire la gente, ancor più distrarli e allontanarli dalla quotidianità anche solo per la durata di un brano.
Badly Drawn Boy.
Uno dei migliori cantautori inglesi, tra i più noti della scena contemporanea, autore di memorabili hit, canzoni di pubblicità televisive, colonna sonora di “About a Boy”, il film con Hugh Grant tratto dal libro di Nick Hornby. Personaggio carismatico riconoscibile dal suo inseparabile cappello, dal suo stile melodico e dal suo pop raffinato. Presenta in esclusiva il nuovo capolavoro “Born in the UK” affiancato dalla sua grande band. Originario di Bolton, vicino Manchester nato nel 1969, il suo nome è Damon Gough ma dall’inizio della sua carriera è per tutti BADLY DRAWN BOY. Dopo vari EP di successo pubblicati nella fine degli anni 90 esordisce ufficialmente con l suo primo album nel 2000: “The Hour Of Bewilderbeast” questo è il titolo di questo album che riscuote in grandissimo successo di pubblico e critica in Europa e in America, tanto da fargli vincere l’ambito premio inglese Mercury Prize Award. Dal primo lavoro vengono estratti quattro singoli tra i quali si ricordano la meravigliosa, “The Shining”, “Disillusion” accompagnata da un video clip, tra i più programmati dell’anno, in cui Damon era un taxi umano e attraversava le strade con i suoi passeggeri sulle spalle e infine la stupenda “Pissing in the Wind”, colonna sonora in Italia dell’ultima pubblicità del Cornetto Algida e anch’essa con un video clip storico in cui protagonista era Joan Collins (Alexis di Dinasty). Tra i fan di “The Hour Of Bewilderbeast” c’è sicuramente Nick Hornby, lo scrittore di Best Seller inglesi come: “Febbre a 90°”, “Alta Fedeltà”, “Non buttiamoci giù” e appunto “About a Boy” (“Un ragazzo” in versione italiana), che lo vuole per scrivere la colonna sonora del film tratto dal suo romanzo che vedrà la regia dei fratelli Weitz e la recitazione del protagonista Hugh Grant. Dal disco della colonna sonora verranno estratti tre singoli di successo tra i quali: “Something to talk about” vero tormentone e “Silent Sigh”. “Have You Fed the Fish?” è il nome del terzo album ed è datato 2002 segue l’ottimo “One Plus One is One” del 2004 che segna la fine della collaborazione con la XL Recodings. “Year of the Rat” è il singolo apripista di questo album molto intimo, considerato più di Damon Gough che di Badly Drawn Boy proprio per i temi personali toccati e per la riservatezza delle canzoni. A due anni di distanza, nell’Ottobre 2006, pubblica il suo primo disco per la major EMI che segna una sua rinascita. A metà del suo operato, non pago e insoddisfatto delle sue canzoni, decide di abbandonare tutto il lavoro e di ricominciare tutto dal principio proprio per far si che “Born in the UK” prenda le sembianze giuste che desidera Damon. Nasce un album grandioso ricco di canzoni che lasciano il segno; a partire proprio da “ Born in the UK”: 160 secondi di rock’n roll in cui si descrive “l’essere inglese”, e tutto quello che ha caratterizzato la vita di Damon piuttosto che una lista di eventi storici della Gran Bretagna. L’altro singolo di grande successo è “Nothing's Going To Change Your Mind” una canzone pop che ricorda un po’ Bacharach, una ballata stile anni ’70, anche questa accompagnata da un bellissimo video che vede Damon alla giuda di una autovettura che ha una tastiera di un pianoforte al posto del volante. Altri due singoli sono estratti da questo ultimo lavoro: “Journey From A to B” e la sublime “ Promises” che uscirà a Giugno a ridosso dei concerti italiani. 
Eugene McGuinness. Eugene Mc Guinness ha debuttato con il suo mini album “The Early Learnings Of Eugene Mc Guinness” nel 2007 per poi passare ad un album completo nell’ Ottobre 2008 pubblicando un disco omonimo per la celebre label Domino che pubblica artisti del calibro di Arctic Monkeys, The Last Shadow Puppets, Tricky e Franz Ferdinand solo per citarne alcuni. Eugene è nato a Londra, è cresciuto in Essex e ha studiato a Liverpool , nella sua musica dice, e ha ragione, si sentono ispirazioni di tutti e tre i posti, Mc Guinness tiene in modo particolare a questo aspetto della provenienza: ritiene riduttivo guardare la città di nascita di una persona perché spesso a queste si accomuna uno stile, una caratteristica precisa che non sempre rientrano invece nelle qualità reali del soggetto. Nel caso specifico le influenze musicali territoriali diverse si percepiscono all’interno dell’album tra una canzone e un’altra. “Early Learnings era un buon lavoro, ed è stato divertente per me essere per la prima volta in uno studio di registrazione e giocare con tutte quelle luci e attrezzature, ma per questo nuovo album ho lavorato assieme ad altri musicisti e con questa formazione sono venuti fuori gli elementi che volevo. Gran parte dell’album era già stata creata e quello che volevo era proiettare una naturale sensazione. Non volevo solo mettere insieme una session di musicisti in un grande studio, quindi ho preso alcuni amici e abbiamo lavorato insieme per creare qualcosa che avesse un po’ più di carattere.” Nei suoi 35 minuti, Eugene tocca di tutto: dal post punk di “Fonz” al beat pop di “Rings around Rosa” alla splendida ballata vecchio stile anni ‘30 “Those old Black and White Movies”. Eugene ha provato a unire diversi suoni e stili sul suo album. Ci sono canzoni dell’album che suonano abbastanza malinconiche come “Those old Black and White Movies”, “Knock Down Giger” e “God in Space” ma altre sono davvero esplosive. Questo è un album di elementi contrastanti che però combaciano perfettamente, passando da una spudorata ed ingenua storia d’amore ad altre più spinte e trasgressive con un sound che è contemporaneamente cinematografico, accattivante e sgangherato. L’album può essere rappresentato da una personalità gioiosa e un’altra imprevedibile. In questo album, dice Mc Guinness, molte storie raccontate nelle sue canzoni sono completamente inventate , ci sono solo pochi riferimenti alla sua esperienza di vita personale perché trova più divertente e creativo costruire storie in cui il corpo si trova nel mondo reale ma è guidato da un pensiero che si trova altrove. Ci sono solo alcune piccole strizzate d’occhio e frasi che sono disegnate dalla vita reale ma la maggior parte sono scenari immaginati. Se c’è una canzone che meglio riassume il dualismo dell’album, di certo è l’eccentrica e particolare “Disneyfied”. L’album è stato anticipato dal singolo “Moscow State Circus” il cui video vede protagonisti Eugene e la sua band mentre suonano vestiti da schermidori, ed intorno a loro si alternano divertenti balletti e combattimenti di scherma.
Eugene McGuinness sarà in Italia per ben quattro imperdibili date nel mese di Dicembre: Giovedì 11 – Rimini @ VELVET Venerdì 12 – Bologna @ COVO Sabato 13 – Sestriere @ CASA OLIMPIA Domenica 14 – Fucecchio (FI) @ LA LIMONAIA 
Orange. Gli Orange nascono nel 2000, dopo una serie di travagliate vicissitudini e sfortunati rapporti con case discografiche major, seguite da diversi cambiamenti nella line-up, si assestano finalmente come duo: Francesco Mandelli e Enrico Buttafuoco, i padri fondatori della band. Entrambi frequentatori del l’ambiente indie rock.
E’ il febbraio 2007 quando, grazie alla perseveranza e tenacia, il duo - chitarra batteria e voce - sfornano una manciata di pezzi “duri, sudati, pezzotti” come li definiscono loro, da un sound completamente diverso. Hanno anche qualche testo in italiano, che parla della vita milanese, dei ragazzi, degli anni duemila, con linguaggio colloquiale e mai forzato. Il loro suono è una 335 attaccata ad un amplificatore orange in overdrive, la voce in un sm57 e una batteria infuriata. Sono tra Nirvana, White Stripes, Strokes, The Black Keys, Led Zeppelin, Qotsa…Dal primo live come duo a Firenze il 19 aprile 2007, con pezzi come “L’India è una potenza atomica”, “Milano non è New York”, “Richard” e “Fumagalli”, si girano l’Italia con i compagni di sbronze I’ve killed the cat e Napoleons. Partecipano al Nordkapp Indiependent Tour, al Gravity Fest a Roma e sono opening act fra gli altri per Kula Shaker, 1990's, Art Brut, Wombats. Presto verranno annunciate molte altre date in giro per l’Italia!
The Verve. Prima di fondare The Verve, Richard Ashcroft, Simon Jones, Nick McCabe e Peter Salisbury usavano raccogliersi in una vecchia macchina e andare sulle colline intorno a Wigan e fissare il paese in basso, chiedendosi come poter evitare l’anonimato che il destino stava presentando loro. La loro soluzione è stata formare una band ma nemmeno i folli occhi dei sognatori avrebbero immaginato quanta strada avrebbero fatto con questa band. I Verve, infatti, ci hanno dato 3 album fantastici incluso Urban Hymns che è uno degli album più importanti nella storia del pop inglese, sicuramente un master per gli anni novanta. Sono stati protagonisti di concerti storici, passando dai piccoli pub di Wigan per poi girare tutto il mondo e tornare a casa per uno storico concerto al Haigh Hall davanti a 80.000 persone. “Bitter Sweet Simphony” è diventata un inno per un’intera generazione, una canzone conosciuta in tutto il mondo, la melodia degli archi è riconoscibile da tutti e le parole:”It’s bitter sweet simphony , this life, you’re a slave for money, then you die” si sono trasformate da affermazioni deprimenti a un inno di incoraggiamento che in ogni concerto, in modo magico, attraversa gli stadi e le arene. Ogni componente dei Verve è un affermato musicista: Richard Ashcroft è stato definito da Chris Martin dei Coldplay “il miglior cantante del mondo”, mentre Noel Gallagher lo ha definito “genio”; Simon Jones con le sue ritmiche di basso ha portato la band ben lontano dal semplice rock, Peter Salisbury suona la batteria più come un grande jazzista piuttosto che con stile pop/rock, Nick Mc Cabe è stato definito il chitarrista della sua generazione per il suo unico modo di suonare la chitarra, in maniera psichedelica e avventurosa. Grazie a tutto ciò, quando questi quattro ragazzi si trovano insieme, la speciale alchimia che si crea dà come risultato un live, un suono e una musica irresistibili; questa alchimia si è mantenuta per un decennio e ora nella loro inaspettata reunion dello scorso Novembre tutto è tornato intatto e tutto ora può succedere quando i Verve sono sul palco. Un discografico della Virgin Records che decise di prendersi cura della band ha raccontato che nel primo concerto visto in un piccolo pub di Wigan ha visto nella band un’energia, una voglia di trasmettere qualcosa e una volontà di dare il massimo come se si trattasse di un concerto allo stadio di Wembley questo perché ogni volta che i Verve salgono sul palco lo fanno con il massimo impegno. Una band che nella propria carriera ha visto di tutto, da successi planetari, a problemi di droga, relazioni finite, una band che si è sciolta non una ma ben due volte ma ogni volta è tornata più concreta che mai, proprio ora che nessuno poteva immaginarsi il grande ritorno dopo oltre dieci anni tutto ricomincia con le migliori aspettative. Nella decade 1989 -1999 i Verve hanno pubblicato oltre al primo EP, intitolato appunto Verve EP, album diventati classici della musica anglosassone come A Storm in Heaven e A Northern Soul per poi concludere nel 1997 con la pubblicazione di Urban Hymns, vero e proprio testamento del brit pop, che ha venduto nel mondo oltre 8 milioni di copie grazie soprattutto a singoli di successo planetario come: “Bitter Sweet Simphony”, “The Drugs Don’t Work”, “Sonnet” e “Lucky Man”, un album così importante da ricevere nel 2007, ben 10 anni dopo, un Q Awards come Classic Album. In questa decade ogni membro del gruppo ha portato avanti la propria carriera: Richard Ashcroft ha pubblicato tre album da solista, Peter Salisbury è rimasto al suo canto come batterista e ha suonato anche per i Black Rebel Motorcycle Club, Simon Jones ha fondato una band (The Shining) e ha collaborato con i Gorillaz di Damon Albarn, Nick Mc Cabe ha remixato e suonato con numerosi artisti dai Beta Band a John Martyn. Bitter Sweet Simphony negli anni è stata registrata in vari modi da importanti artisti come Skin, Ben Harper, Limp Bizkit e ora torna in mano alla formazione originale, finalmente dopo importanti carriere soliste intraprese dai quattro membri della band i Verve sono tornati insieme per segnare un altro pezzo di storia della musica. La band ha intrapreso un mini tour a Novembre e uno a Dicembre nelle più grandi arene del Regno Unito e si appresta dal prossimo Aprile a collezionare una lunga serie di successi nel ruolo di headliner dei festival più importanti del mondo come tra gli altri: Coachella festival in California, Glastonbury in Inghilterra, Rock am Ring in Germania, Summercare in Spagna, Summersonic in Giappone e Italia Wave in Italia. Oltre a questo grande tour l’altro principale impegno del 2008 per la band è la pubblicazione del quarto album nei prossimi mesi. Simon Jones (bassista) recentemente ha parlato in maniera assolutamente positiva di quanto registrato dalla band, descrivendo le linee generali di alcuni brani di cui già si sanno i titoli: Appalachian Springs, Mona Lisa, Judas e Rather Be. I quattro protagonisti sono certamente cambiati in questo decennio, sono meno inclini a avventure con droghe psichedeliche, sono sposati e comunque sempre geniali, unici, carismatici e carichi per continuare la storia dei Verve, come direbbe Richard Ashcroft con uno dei suoi più noti incitamenti dal palco, diventato poi anche il titolo di una conzone di Urban Hymns: “COME ON!”
 The Wombats. I The Wombats sono nati nel 2003 a Liverpool. Matthew “Murph” Murphy (voce, chitarra, tastiera) e Dan Haggis (batteria, voce) incontrano il “vichingo” Tord Knudsen (basso, voce) al Paul McCartney’s Liverpool Institute of Performing Arts. Tre singoli (rigorosamente esauriti) e una manciata di concerti stracolmi dopo, i Wombats si trovano in mezzo a una feroce battaglia fra etichetta discografiche che vogliono accaparrarseli. Quella che la spunta è la 14th Floor. E’ l’Aprile del 2007. L’NME ha scritto che “il loro stranissimo punk/pop ha l’energia e il romanticismo che ti fanno venir voglia di abbraccialri e non lasciarli mai più andare via”, mentre Notion dice “ritornelli indimenticabili, melodie che ti si attaccano addosso come super-colla e il tipo di umorismo acuminato che ogni classifica dovrebbe premiare”. Se non bastasse i primi due singoli del gruppo, Backfire At The Disco e Kill The Director sono rimasti per settimane e settimane nelle chart radiofoniche inglesi, insieme alla inconfondibile Let’s Dance To Joy Division: è stato Zane Lowe a nominare i tre singoli dei The Wombats, uno dopo l’altro, la “Hottest track in the world”. Ma il successo dei The Wombats non arriva solo dalle radio: tour su tour in UK, e poi Cina, USA, Germania, Francia. Gli Wombats sono stati il primo gruppo senza contratto ad esaurire i 1200 posti della Liverpool Academy. Il gruppo ha partecipato all’NME Rock’n’Roll Riot Tour insieme all’altra rivelazione dell’anno, i The Enemy Il loro album di debutto ‘The Wombats proudly present…A Guide to Love, Loss and Desperation’, 14th Floor Records, con distribuzione italiana Audioglobe, è stato prodotto dal gruppo stesso con l’aiuto di Stephen Harris (Kaiser Chiefs) e mixato da Rich Costey (Muse, Interpol, Franz Ferdinand). Il singolo che l’ha anticipato è stato Let’s Dance To Joy Division, che è stata sempre in alta rotazione in UK su BBC1. ‘…A Guide to Love, Loss and Desperation’ è un debutto incredibilmente maturo: tredici pezzi irresistibili, che brillano di un senso dell’umorismo spiccato e non hanno paura di mostrare qualche ombra. Dal pop superenergetico di Moving To New York allo stravagante walzer di Party In A Forest (Where’s Laura?), i testi dei Wombats li rendono unici: la musica più disperata sulla quale abbiate mai ballato?
Twisted Wheel. Estrapolando la ricchezza che accomuna alcune delle più grandi rock band britanniche come The Clash, The Who e The Jam, e armandosi di liriche così intense da colpire Mark E Smith (ex cantante degli storici The Fall) ecco i Twisted Wheel. In appena 12 mesi sono partiti dal nulla a raggiungere il tutto esaurito nella loro città, Manchester con show da più di 500 spettatori, ad avere 600.000 visite nel loro myspace e ad ottenere un contratto discografico con la Columbia Records.
Grazie a canzoni che parlano di vita di strada, con un pizzico di humor e spericolata disperazione, i Twisted Wheel hanno ottenuto un grande successo in questo intenso anno di tour su e giù per il Regno Unito. Sono apparsi come special guest per i Kasabian, Razorlight, Reverend & The Makers, e in questi mesi saranno il principale gruppo di supporto degli Oasis, dei The Courteeners, The View e The Enemy. Hanno inoltre avuto trionfali apparizioni ad importanti eventi come Dot to Dot, The Great Escape, Kendall Calling, Radio 1’s Big Weekend, T-In The Park, Oxegen & Reading/Leeds Festival. L’album di debutto ‘We Are Us’ registrato all’inizio dell’estate a Los Angeles con il noto produttore Dave Sardy (Oasis/Marilyn Manson) uscirà il prossimo febbraio. In esso i Twisted Wheel hanno convogliato lo spirito del primo Punk britannico fondendolo con una spiccata spavalderia giovanile e una grande ambizione. Il nuovo singolo, Lucy The Castle, è la prima traccia dell’album che grazie all’acclamazione e al supporto della critica è diventato tra le altre cose album della settimana nel programma di Zane Lowe su Radio 1 e disco della settimana sull’Nme. Saranno in Italia per un gran tour che partirà al Datch Forum con la prima data italiana dei loro fan più famosi: Oasis Febbraio 2 Milano @ Datch Forum con Oasis 3 Milano @ Rocket 4 Pescara @ Mono 5 Fucecchio (FI) @ La Limonaia 6 Bologna @ Covo 7 Torino @ Spazio 211

The Futureheads. Finalmente il ritorno! Conoscete tutti la storia: un debutto strepitoso e un “difficile” secondo album. Ora pronti per il terzo: “This is not the world” un album forte che ricorda lo stato d’animo della band di qualche anno fa.
Dopo un anno di silenzio passato lontano dalle scene e la rottura dei rapporti con la loro vecchia label (679), The Futureheads hanno abbracciato l’etica del punk-rock come mai prima d’ora. Barry, Ross, Jaff e Dave hanno deciso di escogitare un piano completamente indipendente per il loro terzo disco, per avere loro stessi il controllo sul proprio destino. Sono tornati alla fine del 2007 con una canzone da scaricare gratuitamente, “Broke Up the Time”, e con qualche piccolo concerto nella loro città natale Sunderland e uno al Kings College di Londra. L’inizio del 2008 è stato dominato da tanti concerti nelle università inglesi per promuovere il primo singolo dell’album “The Beginning Of The Twist” uscito per la loro etichett: la Nul Records. Il singolo ha riscosso un responso immenso sia dal pubblico che dai media determinando un ottimo periodo per la band. The Futureheads negli anni hanno prodotto alcuni tra i più rinvigorenti riff punk-pop che l’Inghilterra abbia avuto negli ultimi decenni, l’album di debutto, l’omonimo “The Futureheads”, è del 2004 mentre il secondo “News and Tributes” è seguito nel 2006. Si potrebbe dire che “This Is Not The World” è il perfetto mix dei due album precedenti: l’entusiasmo, l’emergenza e il vigore del primo con il controllo, la sincerità, e la maturità del secondo; è l’album che la band ha sempre voluto creare. Registrato in tre settimane nello studio in Andalusia del produttore Youth (Primal Scream, The Verve) che li ha seguiti personalmente lungo tutto il progetto dando una forma precisa alle tante canzoni dei ragazzi. Il risultato sono dodici canzoni corte, taglienti e piene della gioia dei Futureheads con tanto di attacchi e ritornelli che caratterizzano la band. Un cambio di scenario è decisamente servito ai ragazzi. Il passato della band vede successi enormi come: “Decent Days and Nights”, “Hounds of Love” (cover di Kate Bush), “Skip to the end”, ma il futuro per loro è ancora più promettente grazie a canzoni come: “The Beginning of the Twist”, “Walking Backwards” e altre ancora che si preannunciano grandi hit. Questa volta The Futureheads sono rilassati e fiduciosi e vogliono che il mondo lo sappia, ma la cosa più importante è che questo album lo dimostra.
The Courteeners. The Courteeners un nuovo e fresco quartetto di Manchester, protagonista della nuova scena musicale anglosassone. Tutto è nato dal leader Liam Fray (voce e chitarra) che dopo aver scritto numerose canzoni si è esibito con successo in un pub di Manchester, da quella sera Liam ha sentito la necessità di formare la band, così ha chiamato con se i suoi vecchi amici Michael Campbell (batteria/cori), Daniel Conan Moores (chitarra), e Mark Cuppello (basso). Come ogni nuova band di Manchester è immediato il paragone con The Smiths, The Stone Roses, Oasis ma i nostri quattro sono capaci di reggere il confronto andando avanti per la loro strada pur apprezzando e rispettando i loro idoli sopraccitati. Venuti alla ribalta a Agosto 2007 con il singolo “Cavorting”; subito definito “singolo della settimana” per NME; hanno scalato il successo con “Acrylic” il secondo singolo in perfetto stile power pop, sono seguiti i singoli: “What took you so long”, “Not Nineteen forever” e “No, You Dind’t, No You Don’t”. L’album “St. Jude” uscito lo scorso Aprile ha raggiunto la vetta della indie chart e il quarto posto della classifica ufficiale inglese, anche la critica ha ottimamente recensito il primo lavoro dei Courteeners che è stato prodotto da Stephen Street (già con Smiths, Babyshambles, Blur) ; NME ha dedicato un’intera copertina alla band mancuniana, definendo i quattro ragazzi i nuovi messia di Manchester. Grazie a questa serie di successi The Courteeners hanno intrapreso un lungo tour sold out in Inghilterra e si apprestano ad un’altra serie di importanti concerti a Ottobre già tutta esaurita che vede doppie date in celebri location come il Manchester Apollo e lo Shepherds Bush Empire di Londra. Liam Fray definisce se stesso e la sua band non aggressiva ma romantica, si dice innamorato degli Smiths e di Audrey Hepburn, l’album è molto personale e allo stesso tempo avvincente, non c’è giovane inglese che non conosca The Courteeners, è ora giunta l’ora di vederli live in Italia.
Joe Lean & The Jing Jang Jong. Una delle più fresche e nuove band inglese, tra le più chiacchierate degli ultimi mesi, nelle prime pagine dei giornali di tutta Inghilterra già dopo l’uscita del primo singolo. Una band di cui tutti parlano costantemente, già protagonista di importanti performance prima dei concerti di: Kaiser Chiefs, CSS, Babyshambles, Dizzee Rascals, The Wombats, scelta dal New Musical Express per l’NME Awards Tour dello scorso Febbraio dove hanno affiancato i Cribs. Nel 2006 Joe Lean, batterista delle Pippettes decise di formare la band per poter dare vita a tutte le sue effervescenti sinfonie pop che aveva scritto; Joe conosceva bene tre ottimi chitarristi, così non fu difficile fondare Joe Lean & Jing Jang Jong con: Panda al basso, Tom Dougall alla chitarra, Dom O’Dare all’altra chitarra e James Craig alla batteria. La band ha vissuto un anno intenso di prove e scrittura di canzoni per poi esibirsi nel primo concerto a inizio 2007, dopo una manciata di apparizioni nella scena musicale londinesi si capì subito che era arrivata una nuova grande band. Il singolo “Lucio Start Fires” è uscito in edizione limitata lo scorso Ottobre, a seguire “Lonely Buoy” il 10 Marzo 2008 ora è la volta di “Where do you go” che anticipa l’album omonimo “Joe Lean and Jing Jang Jong” in uscita ad Agosto per la celebre etichetta Vertigo ( Killers, Razorlight, Dirty Pretty Things e tanti altri). L’album è una miscela perfetta di garage, rock, classici pop, e doo wop è stato registrato negli ultimi tre mesi tra un concerto e l’altro di un interminabile tour che porterà Joe Lean & Jing Jang Jong lontano verso il successo.
Young Knives. Henry Dartnall alla voce e alla chitarra, il fratello Thomas “House of Lors” Dartnall, voce e basso, Oliver Askew alla batteria e cori: questo è il magico trio che compone YOUNG KNIVES. Due fratelli e un compagno di scuola, tutti originari di Oxford, dopo la gavetta e la carriera che spetta ad ogni band suonando in piccoli pub e partecipando a contest e concorsi, riescono a pubblicare mini album e un EP e a suonare a grandi festival come V Festival prima di avere un contratto. The Young Knives approdano alla Trasgressive, giovane etichetta londinese (Iron & Wine, Regina Spektor, Battle, Foals), che sentendo ben parlare della band manda un incaricato proprio ad Oxford a sentire un loro concerto per poi firmare con loro un contratto per il primo vero album : ” Voices of Animals and Men” che esce il 21 Agosto 2006. “Here Comes the Rumour Mill”, “She’s attracted To”, Weekends and Bleak Days (Hot Summer) e “The Decision” sono i singoli che trainano l’album verso il successo discografico e di critica e addirittura alla nomination per il Mercury Prize Award che arriva a Luglio 2007. Chitarre pulsanti, ritmiche potenti, voci di due fratelli che si mescolano, idee senza tempo, testi ironici…Young Knives sono questo: una band del nostro tempo e di tutti i tempi. In questa che viene definita l’epoca di You Tube, i Young Knives sono sempre interessati a produrre video clip originali e avvincenti per le loro canzoni che li hanno aiutati ad essere ben riconoscibili, anche grazie ai loro completi in tweed. Una volta finiti i tour in America e in Europa i Young Knives si trasferiscono in Scozia nel Castel of Dome dove insieme al produttore Tony Doogan (Belle & Sebastian, Mogway, Super Furry Animals, Dirty Pretty Things) iniziano le registrazioni dell’album. Tutte le registrazioni sono avvenute senza pressione e stress scoprendo canzoni già scritte e aggiungendone di nuove che partivano dalla linea melodica. Il risultato è: “Superabundance” un grande album in uscita il 10 Marzo in Inghilterra, e preceduto da singoli di successo come: “Terra Firma” e “Up All Night”; emergono brani come “Turn Tail” registrata in una chiesa con tanto di orchestra. Superabundance è un album che riporta il trio sulla scene in maniera più forte con un sound più avvincente, rinforzato, diretto e convincente, dimostrando maggiori abilità derivanti da un’ispirazione più ampia. Nel re-styling del nuovo album che porta la band su un altro livello il trio dell’Oxfordshire ha deciso di abbandonare anche il “The” che precedeva il nome e chiamarsi solamente YOUNG KNIVES: una grande band con un nuovo disco che ridefinisce i generi.
The Holloways. La band nasce nel pub Nambucca di Holloway Road nella zona nord di Londra, pub di proprietà di alcuni membri della band noto per essere location di interessanti concerti e secret gig, nonché set del video di “Naive” dei Kooks. I quattro danno vita alla band dopo strepitose jam session e producono così i loro due primi singoli per la loro propria etichetta “Sensibile Records” : “Generator” e “Happiness and Penniless” riscuotono un incredibile successo e permettono loro di vincere contest come: Radio 1 zane Lowe’s “Fresh Meat”, “Rebel Play List” su Lamacq BBC 6 Music e due volte il John Kennedy XFM session. Il clamore suscitato da queste due pubblicazioni suscita l’interesse della TVT Records che firma loro un contratto e pubblica i due singoli : “Two Left Feet” prima e la ri-edizione di “Generator” poi. Il 30 Ottobre esce invece “So This is Great Britain?” il primo album che viene prodotto da Langer & Winstanley (Elvis Costello, Dexy’s Midnight Runners, Madness, Blur). “So This is Great Britain?” viene accolto dalla stampa e dal pubblico con grande interesse, le recensioni sono ottime e NME concede loro un buon 8/10 e giudica il disco e la band come tra le più interessanti e eccezionali nell’intero 2006. La band parte per un lungo tour che alterna date che li vede come headliner a date di supporto ai Babyshambles nel FROG tour, tour che prende nome dalla celebre club night londinese. Le loro canzoni parlano della cultura anglosassone, delle radici della vita londinese: una chiara denuncia alla politica e alla cultura inglese, alle contraddizioni dell’attuale società britannica.. La loro è una musica punk con melodie pop e influenze ska, la voce di Alfie Jackson è considerata tra le migliori della scena attuale in terra d’Albione, i riff delle chitarre ricordano in qualche modo i cari Clash, gruppo di culto per i nostri Holloways tantoda partecipare insieme a Carl Barat, Babyshambles, We Are Scientists e altri ancora alla registrazione di “Janie Jones”, un singolo il cui ricavato va in beneficenza alla Fondazione in nome di Joe Strummer. Un gruppo ruvido e ruspante quanto romantico e melodico che da il meglio da se dal vivo con performance in cui vengono miscelate le tre voci e dove a chitarre e ritmi avvincenti si inseriscono delle linee di violino.

The Rumble Strips. Quattro ragazzi di Tavistock, una città vicina a Exeter, nel confine tra la Cornovaglia e il Devon, capitanati da Charlie Waller, frontman nato, e cantante con ottime capacità. Sono considerati una delle più fresche e originali formazioni di Londra venute alla ribalta nell’ultimo anno, anche se come detto il cammino di questa band è cominciato altrove ma ora la base e la residenza dei The Rumble Strips è l’amata capitale inglese. Charlie Waller, cantante, chitarrista e principale autore del gruppo era infiammato dalla musica e dall’idea di essere parte di una band, più che altro, come ricorda lui stesso, perché suo zio era in una band e stava bene con una giacca in pelle. Charlie si innamorò di Transformer di Lou Reed ascoltandolo tra i dischi dello zio, poi iniziò a spendere ogni giorno qualche sterlina nel negozio locale di dischi di seconda mano, per ascoltare le canzoni dei suoi idoli per poi suonarne delle cover, poi ad un tratto decise di iniziare a scrivere musica e testi dando così vita alla sua musica e al suo sogno di una carriera da musicista. Dopo aver finito la scuola d’arte a Londra specializzato in pittura, Charlie definisce i suoi gusti e il genere musicale che vuole seguire: un rock’n roll suonato e vissuto con lo spirito del rock’n roll, così cominciò a suonare con i suoi amici di Tavistock: Tom Gorbutt al sax e al basso, Matthew Wheeler alla batteria, Henry Clark alle tastiere e alla tromba, THE RUMBLE STRIPS iniziarono a suonare parecchi concerti ricchi di musica soul, pura e onesta. Charlie iniziò a suonare anche con il suo coinquilino Mark meglio conosciuto Vincent Villain, della giovane band londinese Vincent Villains and The Villains, insieme scrivevano molte canzoni e suonavano in molti pub, poi Charlie super indaffarato per il doppio impegno iniziò a saltare gli appuntamenti, lui ricorda: “E’ stato complicato, era bello perché facendo parte di due band suonavo molti concerti, poi quando la cosa iniziò ad essere più seria tutto diventò orribile perché in entrambe le band c’erano i miei amici migliori ma io mi sentivo come se li stessi prendendo tutti in giro”. Fu qui che Charlie abbandonò entrambi i gruppi e iniziò a fare quello che aveva studiato: pittura. Proprio in quel periodo di standby i ragazzi iniziavano a capire cosa stessero perdendo, e per fortuna una chiamata dell’etichetta Trangressive ha dato la giusta scossa, Charlie si è accorto che non aveva niente da perdere e che poteva far uscire il primo singolo con una buona etichetta piuttosto che disintegrare tutto. Fu così che The Rumble Strips tirarono fuori il loro primo singolo disperatamente romantico: “Motorcycle”. La band intraprende tour di supporto prima con The Young Knives poi con Dirty Pretty Things di Carl Barat e infine con The Zutons. Nell’estate 2007 The Rumble Strips registrano il loro primo album “Girls and Weather” prodotto da Tony Hoffer (Beck, The Fratellis, The Kooks, Air) l’album che è uscito a Settembre per la Fallout/Island Record ha un lungo futuro davanti trainato dai numerosi singoli estratti: “Alarm Clock”, “Motorcycle” e “Time” Recentemente hanno preso parte al trionfale tour NME New music tour con Blood Red Shoes, Pull Tiger Tail e The Little Ones, hanno partecipato ad alcune date del GONZO tour e hanno suonato ai grandi festival europei, Glastonbury su tutti, in autunno è stata la volta dell’America e il 2008 comincia con il loro tour italiano.
Delays. "Nessuna band è mai stata perfetta, quindi nessuna band è riuscita a fare quello che vogliamo fare noi. Vogliamo essere la pop band perfetta" (Greg Gilbert, anima dei Delays). Prendiamo un adolescente di talento, facciamolo crescere in un posto qualunque, non troppo deprimente ma nemmeno senza slanci (Southampton, UK), mettiamogli sopra la testa un costante viavai di motori volanti visto che abita vicino all'aeroporto, inculchiamogli tutte le passioni e gli interessi peggiori per la sua vita sociale, tipo la musica sbagliata rispetto ai coetanei normali, e trasformiamolo così in uno sfigato solitario. Scommettiamo che di notte, rinchiuso nella sua cameretta, si mette a comporre gemme pop? Il tipo in questione si chiama Greg Gilbert e nel 1996 esce dal suo isolamento da freak per cercare altri come lui. Finisce per bazzicare l'indie club Thursdays (che qualche anno dopo avrebbe fatto una fine tremenda: reparto frutta fresca del più grande supermercato d'Europa). Qui scopre in due compagni di college le anime affini di cui ha bisogno e le recluta: Rowly alla batteria e Colin Fox al basso. La miscela è potenzialmente esplosiva, solo che ancora devono imparare un paio di cose: suonare, ad esempio. E così scompaiono dalle cronache cittadine per anni, rintanati a scrivere musica e provare (intanto hanno acquisito anche il tastierista Aaron Gilbert, fratello di Greg). Quando escono dalla tana, i Delays sono pronti. Le cose succedono in fretta: qualche demo finisce alle orecchie giuste e Geoff Travis, boss della Rough Trade, richiede alla band uno show privato, ammira e approva. All'inizio del 2003 Greg e soci entrano nella scuderia della casa discografica, in eccellente compagnia: Strokes e Libertines, per fare due nomi. Il primo singolo "Nearer Than Heaven" (aprile 2003) finisce nella colonna sonora del film "Blackball" di Mel Smith, mentre il secondo "Hey Girl" a luglio entra addirittura nella Top 40. Nella seconda metà dell'anno i Delays sono in tour con Tim Burgess, The Coral, McAlmont & Butler,The Thrills e Sleepy Jackson: mossa che evidentemente dà i suoi frutti, se a gennaio 2004 il terzo singolo “Long Time Coming” schizza fino alla posizione 16. Arriva il disco di debutto, "Faded Seaside Glamour" (aprile), registrato lentamente in più di due mesi, a fatica, tentativo dopo tentativo. È un disco di malinconia pop, eterea e deliziosa, il falsetto effemminato di Greg levita alto, con un nucleo profondo di dolore e disagio. I riferimenti: Stone Roses, Big Star, Cocteau Twins, Happy Mondays, Hollies, La's. I Delays esplodono, suonano una serie di concerti con esiti gratificanti (fanno anche di spalla ai The Veils) e finiscono in scaletta in molti festival estivi da urlo, da Glastonbury a quello sull'Isola di Wight. Il nuovo disco, “You See Colours”, trascinato dal singolo pseudo-80s “Valentine”, ha contribuito ad affermarli in tutto il mondo, Giappone compreso. A Luglio 2006 sono stati headliner allo START! Festival ad Ancona con una performance indimenticabile.

Pete & The Pirates. I “Pete & the Pirates” sono considerati produttori di musica dolce, pura, gioiosa, malinconica e amabile. Vengono da Reading e sono cresciuti insieme, nelle stesse sale prova, fuori e dentro le stesse band, registrando demo nei garage; hanno sempre rifiutato la mediocrità intorno a loro. Hanno già pubblicato due EP per la Stolen Records (miglior nuova etichetta indie secondo Radio 1 e Music week): “Get Even” e “Wait, Stop, Begin” entrambi acclamati dalla critica. Il loro primo album “Little Death”, prodotto da Gareth Parton (The Killers, The Go! Team, The Futureheads), sta avendo grande successo soprattutto grazie ai loro due primi singoli “Come on Feet” e “Knots” che hanno conquistato pubblico e critica. “Knots” ha raggiunto la top ten della NME chart ed è uno dei brani più richiesti nelle club night inglesi. Negli ultimi mesi hanno condiviso il palco con: The Wombats, Maximo Park, The Young Knives, Albert Hammond Jr., Joe Lean & Jing Jang Jong; sono stati invitati a Les Inrocks a Parigi e soprattutto sono stati considerati tra le più interessanti novità dei festival estivi cme: Reading, Leeds, Wireless e Latitude. E’ stato scritto di loro: “Right now, it’s like Supergrass 1996, Undertonse 1978 and Nirvana 1991. Pete And the Pirates are the fucking great.” – Everett True, Plan B magazine “Building up a roster of fans tha include Steve Lamacq, Zane Lowe and Jonathan Ross won’t do this hotly-tipped Reading five piece any harm as they look to push their recently finished album to the nation in 2008.” – Music Week “Another indie gem” – NME “An enchanting romantic highlight.. so assured for such a young outfit” – The Independent “Harmonised indie-punk through a cracked psych filter” – Time Out “Joyous, quintessentially English retro-rock” – The Fly “God-like pop genius” - Artrocker
The Metros. Saul Adamczewski e Jak Payne, sono amici di infanzia e a loro volta i loro genitori sono amici da dcenni, sono praticamente cresciuti insieme e hanno sempre condiviso le loro passioni, i loro padri hanno lavorato a lungo nell’ambiente musicale così è venuto naturale ai due fondare una band. James Endeacott, discografico tra i più noti e importanti della scena inglese, colui che ha messo sotto contratto The Libertines e Strokes per intenderci, e ha scoperto dal nulla The View, solo per citarne alcuni, decide di lasciare la Roughtrade e aprire la sua etichetta la 1965 Records; The Metros sono tra i primi gruppi assodati. Ispirati da Ian Dury, The Squeeze, Beastie Boys, The Specials, Madness, The Libertines e The Small Faces Saul alla voce e Jak alla chitarra reclutano 3 loro amici per formare una gran band fresca e originale, appena diciottenni tanto che all’inizio la loro label ha avuto problemi ad organizzare i loro impegni che dovevano coincidere con le vacanze scolastiche. I cinque ragazzi vengono da Peckam, quartiere poco raccomandato a sud di Londra e d ali traggono molti spunti per i loro testi. La band nei primi tempi si chiama The Wanking Skankers e suona prevalentemente ska, poi cambia nome e diventa puro indie rock, Baxter Dury figlio di Ian produce i primi demo della band, quelli che fanno innamorare Endeacott di loro. “Education Pt. 2”, primo singolo della band esce a Marzo 2008, a seguire arrivano:”Lost of the Lookers”, “Talk about it” fino ad arrivare a Settembre 2008 quando esce il primo album “More Money Less Grief”. La band inizia un grande cammino live con importanti apparizioni ai festival anglosassoni, per poi essere invitati dai The Coral come supporter ed essere cacciati dopo il primo concerto per un comportamento poco elegante (durante il primo concerto The Metros hanno danneggiato il backline dei Coral e lanciato bottiglie dal palco), ad Aprile scorso hanno aperto il concerto dei Madness alla Royal Albert Hall nel celebre festival Teenage Cancer Trust organizzato da Roger Daltrey.
Thomas Tantrum. Thomas Tantrum è un quartetto di Southampton capitanato dalla bellissima Megan Thomas; la band è tra le novità più fresche, convincenti e intriganti del 2008. Il loro singolo “Swan Lake” è un pezzo glorioso e brillante di power pop e i singoli precendenti “Armchair” e “Shake It, Shake It” hanno avuto ottime recensioni oltre ad ottenere le grazie di Steve Lamacq; da non tralasciare “Rage against the Tantrum”, che è il primo brano dell’album, assolutamente energico e originale.
I Thomas Tantrum sono stati paragonati a band tanto diverse come Yeah Yeah Yeahs, PJ Harvey e Sonic Youth e stanno accrescendo il loro successo di giorno in giorno grazie alle loro apparizioni live: questa estate hanno calcato praticamente tutti i palchi dei maggiori festival nel Regno Unito con un successo inaspettato e ora sono in tour in Inghilterra mentre NME ogni settimana non perde occasione di incensarli e indicarli come uno dei gruppi pronti ad esplodere; molteplici le loro apparizioni televisive anche presso gli studi della BBC. Anche tra i più famosi artisti della scena inglese c’è grande interesse nei confronti di questa giovane band, tra i loro fan più famosi Lily Allen e James Allan cantante dei Glasvegas L’omonimo album è uscito ai primi di Settembre e queste sono alcune frasi delle recensioni: NME: “8/10 …a genuine example of twee indie pop” The Guardian: “…perfect, primary coloured pop” The Times: “4/5 …all wit and fizz” La line up della band è: Megan Thomas: voce e chitarra Ken Robshaw: batteria e cori David Miatt: chitarra e cori Jim Shivers: basso e cori Dopo la loro unica esibizione al Festival della Creatività di Firenze lo scorso Ottobre, dove hanno ottenuto grande successo tra il pubblico suscitando curiosità e grande interesse, tornano in Italia a Gennaio per un tour di quattro date: 29/01 Pescara @Mono Spazio Bar 30/01 Bologna @ Covo Club 31/01 Torino @ Spazio 211 1/2 Fucecchio (FI) @La Limonaia
Frank Turner. Frank turner è nato a Murrah, Bahrain nel 1981, inizia a suonare con alcune band già a dodici anni, il suo primo gruppo era amante degli Iron Maiden perché affascinato dai poster e le maglie della band. Più in là con gli anni Frank, con la sua chitarra, inizia a esplorare altri stili ammettendo di aver commesso tutti gli errori musicali che un teenager può compiere. La sua prima vera band “importante” è una band creata con i compagni di scuola, sullo stile hardcore/emo, dal nome “Kneejerk”, con la quale suona fino al 2000. I “Million Dead” è l’altra band che lo accompagna dal 2001 al 2005; due sono gli album di questo gruppo, acclamati dalla critica e noti nel panorama underground. Con i Million Dead Frank suona moltissimi concerti, imparando la vera vita “on tour” e conoscendo moltissime persone per lui importanti. Dopo questa esperienza per Turner è la volta delle prime esibizioni da solista, grazie alle quali riscopre molte delle sue radici musicali come: Counting Crows, Johnny Cash, Weezer, etc. La cosa diventa seria e così, dall’Ottobre 2005, Frank intraprende il suo lungo tour che si può dire non essere mai finito fino ad oggi. 350 concerti, la maggior parte dei quali fatti viaggiando da solo in treno e dormendo per terra (solo negli ultimi tempi Turner è passato a uno standard migliore). Nel 2006 in Inghilterra condivide il palco con Get Cape Wear Cape Fly, Gabby Young e The Automatic, in Francia con Hundred Reasons, e in mezzo a questi live sono stati registrati: il primo EP “Campfire Punkrock” nel Maggio 2006 e il primo LP “Sleep Is For The Week” entrambi per la Xtra Miles Recordings. Il primo album si candida insieme a grandi nomi come Kate Nash, The View e Klaxons al XFM Music Awards. A questo punto Turner recluta una nota band indie di Oxford, i “Dive Dive” come propria band e con loro parte in tour due volte negli Stati Uniti, incluso uno show a SXSW; fa da supporto a Biffy Clyro e soprattutto suona il concerto della sua carriera al celebre festival di Leeds e Reading. Nella primavera del 2008 esce in Inghilterra “Love Ire and Song”, il secondo album di Frank Turner, registrato in una fattoria nello Hampshire e prodotto da Ben Lloyd, l’etichetta è sempre la Xtra Miles Recordings Frank Turner sarà per la prima volta in Italia a Novembre e si esibirà in alcuni tra i più celebri club da solo con la sua fedele chitarra. “Chris T-T”, altro noto cantautore inglese con un album all’attivo dal titolo “Capital” prodotto dalla stessa casa discografica di Frank Turner, aprirà tutti i suoi concerti (http://www.myspace.com/christtuk).

The Paddingtons. Cinque ragazzi inglesi di Hull, esplosi in Inghilterra con i singoli “21” e “Some Old Girl”, fautori di altri successi come “Panic Attack”, “50 to a £”, “Sorry” e consacrati da pubblico e critica con il loro primo l’album “First Comes First” prodotto da Owen Morris, leggendario produttore di dischi come “Definitly Maybe” (capolavoro brit pop firmato dagli Oasis), e uscito il 31 Ottobre 2005 entrando immediatamente nelle posizioni alte della chart inglese.Nel loro primo anno di vita sono stati supporter di band come: The Babyshambles e The Bravery, un anno in cui si sono esibiti più di 100 volte, con l’unico intento di trasmettere energia al loro pubblico con un rock che hanno sempre definito: il RAWK. Grazie al loro particolare modo di vestire e al loro stile inconfondibile sono stati anche una delle band più ricercate da marchi di moda come Cristian Dior, per il quale hanno suonato a Parigi alla festa di Hedi Slimane, e altri brand per i quali hanno suonato in uno show privato all’Alcatraz di Milano durante l’ultima settimana della moda. Dopo ben tre anni di silenzio tornano in scena con un nuovo e promettente album dal titolo “No Mundane Options”, pubblicato il 3 Novembre 2008 in Inghilterra, del quale è ora uscito il singolo “What’s the point in anything new” e il rispettivo video girato dall’italiano Giorgio Testi. Sia il primo singolo “Stand Down” che “What’s the point in anything new” riflettono l’animo graffiante e la grinta dei Paddingtons, sonorità che vanno dall’ indie-rock al punk: dopo tre anni i cinque ragazzi hanno mantenuto lo stesso spirito. Loro si sono più volte definiti come una rivolta, un’energia; miti come Joey Ramone, The Saints, Pete Doherty, Sex Pistols sono le loro radici, ma vogliono essere considerati sia un presente che un futuro. Dopo il loro debutto con “First Comes First”, è ora la volta di “No Mundane Options”, 11 brani tutti da ascoltare!Tom alla voce, Grant alla batteria, Marv e Josh alle chitarre e Lloyd al basso, The Paddingtons saranno di nuovo in Italia per un tour di ben cinque date.13 Gennaio – Fucecchio (FI) @ LA LIMONAIA 14 Gennaio – Pescara @ MONO 15 Gennaio – Roma @ RASHOMON CLUB “Keep it yours” 16 Gennaio – Bologna @ COVO CLUB 17 Gennaio – Venezia @ WAH WAH CLUB
The Others. Pionieri dei “Guerrilla Gig” e vincitori di un NME Award intitolato a John Peel per l’innovazione musicale, i The Others sono considerati una band schietta, controversa ed eccellente dal vivo, sono infatti in grado di attirare l’attenzione come poche altre band; il carisma e l’innato talento del cantante permettono al gruppo di presentarsi con fermezza e decisione. La band è determinata a essere riconosciuta per la sostanza della sua musica, per i suoi messaggi e per la potenza dei concerti, piuttosto che per le controversie. Il loro secondo album “Inward Parts”, come ha descritto in una recente intervista, Dominic Master, il frontman del gruppo, è un album innegabilmente onesto e sincero. Le canzoni sono state scritte in un periodo di emozioni contrastanti: quando viveva in un appartamento della East End e contemporaneamente era in tour mondiale con la band, quando i singoli erano nella top 30 e veniva intervistato tutti i giorni finendo nelle copertine dei magazines musicali . I testi illustrano questo periodo di agitazione, controllo, pressione, amore, dipendenza, disillusioni, sopravvivenza, regole e amicizia; per questo, ha dichiarato di avere di una gran voglia di tornare in tour, cantare dal vivo e vedere la reazione del pubblico.
I loro fan più accaniti, sono così attivi che Dominic riceve più di cinquanta chiamate al giorno (Dominic Master è famoso anche per aver reso noto il suo numero di cellulare tramite interviste e siti web, tanto che tuttora questo numero è disponibile sul sito della band). “Inward Parts” è più carico e intenso rispetto al loro debutto; è un album prodotto da Dave Allen (The Cure, Depece Mode, Sisters of Mercy) e Mark Ralph (Filthy Dukes, Suicide Sports Club), ed è influenzato dagli usi e costumi dei paesi e le comunità da dove vengono i The Others: Londra, Manchester, Brighton e Newcastle. Mentre nel primo album “Lackey” (Poptones), spiccano i singoli Stan Bowles (brano ispirato al genio sregolato di Pete Doherty), William e This Is For The Poor, da “Inward Parts” (Lime Records), emerge The Truth That Hurts, il cui videoclip è stato girato dal regista italiano Giorgio Testi. Dei The Others si è sempre detto che non c’è band che abbia diviso così tanto opinioni e pareri, amati o odiati non sono mai passati inosservati. SI E’ SCRITTO DI LORO: “Irresistable teen anthems and an icon-in-the-making frontman." - Sunday Times “Bursting with excitement – The Others are worth celebrating” – The Sun “Turning a messed up existence into great pop music” – XFM " Britain 's most worshipped new band” - NME “Messy but exciting – the sound of empty lager cans being kicked towards the barricades” – The Mirror “There's promise here if they can stay out of jail or the looney bin” - Mojo "Transcending the rules to create something extraordinary." - The Observer Dominic Masters: voce Johnny Others: basso James Moulson: batteria Jimmy Lager: chitarra 
Brendan Long. “Da quando mio padre ci fece fare il gioco delle sedie con i Kraftwerk's Man Machine il giorno del mio 5° compleanno sono diventato completamente un fissato della musica e del suono”. Brendan Long fa il DJ da circa 8 anni, il suo stile è rappresentato dall’unione di più sonorità quali house,techno,electro,new wave. Le sue influenze musicali variano come gli stili che suona, a partire da lavori new wave/punk come Devo e i B-52's, pezzi industriali ’80 come Front 242, Nitzer Ebb e DAF fino ai pionieri della techno di oggi che includono Dave Clarke, Jeff Mills, Surgeon and Richie Hawtin. Di recente però, Brendan ha adottato un suono più minimale, sintetico, punk e house elettronico. Brendan ha suonato come dj nel club più famoso di Liverpool, il Nation, per la club night Bugged Out, in occasione della notte di Halloween 2003, il Nation, presentando un repertorio che spaziava da FC Kahuna, Green Velvet ai Scissor Sisters. Da allora ha effettuato apparizioni regolari per i djset di Bugged Out al The End a Londra, allo Stealth a Nottingham, al Sankey Soap a Manchester e alla Carling Academy di Liverpool, impressionando tutti con la sua abilità. Recenti eventi speciali includono l’apertura sul palco di MTV, all’EXIT Festival tenutosi quest’anno in Serbia; il Chibuku di Liverpool, dove ha distrutto il teatro prima e dopo l’esibizione di Dave Clarke; 3 ore di set davanti a Miss Kittin al The End per il 12°compleanno del Bugged Out; il famoso e apprezzato Moog Club di Barcellona; il Club 103 di Berlino e le sessioni settimanali del Ladytron, Evol. Il momento clou della carriera di Brendan finora è stato suonare prima del suo dj preferito: DJ Hell, per il Bugged Out al The End nel maggio 2004. C’è molta fiducia nel suo talento; a Creamfields, nel 2005, si è esibito dalle 4.30 alle 6 del mattino nel padiglione di Radio 1 Essential Mix, con Pete Tong, Deep Dish, Jeff Mills e Dave Clarke, solo per citarne alcuni. Creamfields 2006 ha visto Brendan scuotere l’arena di Strongbow. Brendan è inoltre coinvolto nella promozione e nel successo del famoso techno club di Liverpool, il Voodoo, dove è resident dj da 3 anni. Dalla riapertura del Voodoo nell’Ottobre 2004 Brendan ha fatto vibrare la pista accanto ai migliori dj techno, tra cui: Velvet, Carl Craig, Kevin Saunderson, Andrew Weatherall, Slam, Robert Hood e The Hacker. Brendan sta raccogliendo un enorme successo di pubblico in tutta la Gran Bretagna e ora anche all’estero. L’aver già suonato a Barcellona, Amsterdam, Madrid, Dublino, Glasgow, Parigi, Berlino e a Praga fa ben sperare per il suo futuro. Recenti remixaggi di Ladytron e Justin Robertson hanno avuto distribuzione internazionale con grande acclamazione, e con brani tratti dai Chemical Brothers, Erol Alkan e Annie Mac. Qual è il prossimo passo quindi? Un sacco di DJ set, sicuramente più tempo in studio al lavoro su diversi progetti, nuovo materiale, remixaggi e collaborazioni interessanti. Altri lavori che Brendan ha in cantiere per il prossimo anno, o a seguire, includono: Damian Lazarus, James Holden, MYLO, 2manydjs, Zombie Nation, Ladytron, Danny Howells, Vitalic, Superdiscount, UNKLE, Octave One, JoJo De Freq, Jon Carter, 20/20 Soundsystem, Radioactive Man, Tomas Andersson, Justin Robertson, Erol Alkan, The Presets, Riton, Simian Mobile Disco, Digitalism, Savas Pascalidis, Uffie & DJ Feadz, Claude Von Stroke.

Alan Mc Gee. Da Glasgow a Londra. Senza soldi, senza un lavoro. Ma con una grande ricchezza: la lezione del punk. Soprattutto quella dei Clash. Le parole d’ordine? “Do It Yourself” e “Complete Control”. E così ha fatto, Alan Mc Gee. E’ partito alla volta del centro dell’impero britannico con l’amico Bobby Gillespie (prima batterista dei Jesus & Mary Chain, poi leader e frontman dei seminali Primal Scream) e quell’impero, poi, ha finito per scalarlo. Musicalmente parlando, si intende. Nei primi anni ’80 McGee a Londra è l’animatore di oscure serate underground all’insegna della musica tanto amata: punk-rock e psichedelia. Prima un locale, il minuscolo “The Living Room” (un soggiorno, nel vero senso della parola), poi l’idea di un’etichetta, pensata insieme all’amico Dan Treacy dei Television Personalities. Nasce la Creation Records, è il 1984. Tutto è fatto in casa, dai gruppi alle copertine dei dischi in 45 e 33 giri. Il suono grezzo dei primi vinili di Legend!, Jasmine Minks, Television Personalities, Biff Bang Pow! e Primal Scream è un lampo elettrico che proviene dai bassifondi, mentre il mondo fuori guarda ai Duran Duran e all’epoca del pop sintetico. Pochi soldi, molte idee. La Creation è una barca che rischia più volte di affondare, nonostante l’esplosione dei Jesus & Mary Chain (che passano al colosso Warner), ma l’intuito del suo capitano riesce a tenerla a galla. Arrivano gli anni ’90 e con essi i successi dei Ride e dei Teenage Fanclub, dei My Bloody Valentine e dei Boo Radleys. Arriva anche la crisi, però. Che investe tutta la discografia britannica. Alan McGee e il suo socio Dick Green sono costretti a vendere il 49% della Creation alla Sony. Mossa dolorosa ma necessaria ad assicurare altri anni di vita alla creatura prediletta. Quando molti – se non tutti – pronosticano la fine della Creation, McGee scopre un gruppo di cinque ragazzi di Manchester in un pub di Glasgow: sono gli Oasis. Con loro la combinazione punk-psichedelia approda ai primi posti delle classifiche di tutto il mondo. McGee può ora guardare il mondo musicale mainstream dall’alto in basso. Il volo però dura poco, l’atterraggio è brusco: un grave esaurimento nervoso rischia di metterlo fuori gioco e gli impone un periodo di riabilitazione. Quando McGee torna in pista la Creation è cambiata: il business ha preso il sopravvento e a dettare legge ora è la divisione marketing dell’etichetta. Il post-Oasis regala comunque nuove bands interessanti: Super Furry Animals, Arnold e Trashmonkeys su tutti. Solo i primi però riescono a essere premiati dal mercato. McGee intanto è entrato nel giro che conta. Da buon vecchio socialista appoggia il New Labour di Tony Blair e partecipa a un ricevimento al numero 10 di Downing Street in compagnia di Noel Gallagher. La Creation finisce per vivacchiare tra alti e bassi fino a quando, nel 1999, Alan McGee e il suo socio Dick Green decidono di porre fino alla corsa: la Creation Records chiude i battenti. Nel 2000 il ritorno all’etica e all’estetica dei tempi che furono si chiama Poptones (nome preso in prestito da una celebre canzone dei P.I.L.): una piccola label indipendente con addosso cucito lo spirito del “do it yourself”. Quanti si aspettavano il secondo capitolo della Creation restano forse perplessi, ma la delusione dura poco. Arriva un florilegio di nuove bands (alcune delle quali statunitensi, come gli Outrageous Cherry) e un pugno di ristampa di dischi anni ’60 di assoluto valore. La grafica optical e il chiaro riferimento all’epopea dei Sixties fanno il resto. In breve la Poptones diviene un piccolo culto in seno alla quale sbocciano anche Hives e Bellrays. L’attività è intensa ma breve. Nel 2002 McGee congela la Poptones e riannoda i fili del discorso Creation in collaborazione con il manager Stephen King: non un’etichetta, stavolta, ma un’agenzia di management. La Creation Management è attiva ancora oggi e fra i suoi fiori all’occhiello può annoverare Mogwai, Libertines, Kills, Beta Band e Kathryn Williams. McGee trova anche il tempo di inaugurare due club nights, “The Queen Is Dead” e “Death Disco”, che impiegano ben poco a divenire due fra gli appuntamenti più cool del panorama settimanale londinese. Nel mentre, la Poptones torna in pista più agguerrita che mai: è il 2004 e l’occhio di McGee stavolta cade sulla nuova e ruggente scena londinese; i nomi sono The Others, The Paddingtons, Thee Unstrung, Special Needs. Grazie all’accordo con la Mercury, tutti i dischi di queste formazioni hanno avuto distribuzione internazionale. Alan McGee: passato, presente e futuro della musica indipendente inglese. Perché – ne siamo certi – l’avventura non è certo finita qui…

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